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“Sono andato, nelle ultime due settimane, due volte a Firenze: una volta arrivando da Milano, un’altra da Roma. Sempre in treno. E chi arriva in treno si trova di fronte sempre lo stesso spettacolo, un’immagine simbolica di Firenze, l’abside nuda di Santa Maria Novella”.

G. Michelucci, Stazione presso Santa Maria Novella, Firenze

”Per chi viene da Milano, Firenze appare una città irta e compatta, non ha nulla della generosità delle strade efficienti e generiche di Milano; per chi viene da Roma, città frammentata e disarticolata, Firenze appare di una mostruosa centralità; in ogni caso, chi viene dalla grande città non può avvertire la pressione che esercita questa trama di luoghi, fitta e coerente e conflittuale come in nessun’altra città italiana; forse, un tessuto che non ha l’ eguale al mondo”.

(Giorgio Manganelli, La Favola Pitagorica, Adelphi)

Immagino Manganelli scendere dal treno, uscire dalla stazione – magari dopo un caffè – e trovarsi davanti l’abside di Santa Maria Novella: poi girarsi, e, forse togliendosi il cappello per farsi aria, gettare un’occhiata alla stazione di Giovanni Michelucci. Cosa avrà pensato, guardandola? Manganelli non lo dice. La stazione scompare al confronto dell’abside di Santa Maria Novella: quell'”abside nuda”, contrapposta alla preziosa facciata di Leon Battista Alberti, sembra sgusciar fuori da una delle architetture più famose della storia dell’arte come fosse un gluteo nudo sul retro d’una preziosa veste ricamata.

La stazione di Michelucci mi ha sempre fatto pensare ad un grosso proiettore di diapositive, con quel suo grande finestrone, in facciata, simile ad una presa d’aria, dietro il quale mi piace immaginare una gigantesca ventola di raffreddamento: un proiettore che riproduce, davanti ai passeggeri e ai turisti in fuga verso la città, l’abside di Santa Maria Novella.

Giorgio Manganelli (dal Centro Studi Giorgio Manganelli)

Forse, appena usciti dalla stazione, lo spettacolo che ci viene offerto non ha più nulla di vero, ma è solo l’immagine proiettata di una diapositiva: e diventa immediato chiedersi “Ma, questa… è veramente Firenze ?” Forse no. La città che vediamo oggi è soltanto un’immensa proiezione di se stessa, un enorme falso spettacolo ricavato soltanto da un’unica autentica diapositiva: quel che resta della sua bellezza, che nonostante il traffico, le masse di turisti, le code agli Uffizi, le insegne al neon, le caterve kitsch di souvenir – ci viene ancora incontro e ci accoglie, davanti al capolavoro di Michelucci, salutandoci con la sua migliore chiappa architettonica.

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